Il GRUPPO GROTTE C.A.I. GALLARATE è attivo dal 1983 e fa parte della Federazione Speleologica Lombarda FSLO

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La miniera Mee (1625 m)

Ho visitato per la prima volta la Miniera Mee nel 2020, insieme a Matteo DG e Marco Z. Erano due “neo” speleologi provenienti dall’ultimo corso che avevo diretto e, interessati alle cavità artificiali, si affidarono inizialmente alla mia esperienza di istruttore. In seguito, proseguirono autonomamente il loro percorso, staccandosi dal Gruppo Grotte Gallarate. A loro va una mia personale nota di merito per aver pubblicato un libro dedicato alle proprie esplorazioni, nel quale hanno raccolto anche alcune mie indicazioni e spunti di ricerca.
Pur essendo conosciuta e segnata sulle carte topografiche, la Miniera Mee non si incontra per caso. Si trova infatti in quota, lontano dai normali sentieri di passaggio verso altre destinazioni, e raggiungerla richiede una scelta precisa. Proprio questo particolare mi fece pensare, fin dalla prima visita, che al suo interno potessero essersi conservati reperti e tracce del passato poco alterati dal passaggio di escursionisti occasionali.
Una volta raggiunto l’ingresso, colpisce subito l’imponente struttura in cemento armato costruita accanto alla miniera, un tempo utilizzata come officina, cabina elettrica e sede degli uffici. Quel giorno ci accolse anche una scena curiosa: all’interno dell’edificio si era sistemato un branco di camosci.
Dopo esserci vestiti e attrezzati, entrammo in miniera attraverso una lunga galleria dalla quale fuoriescono un piccolo corso d’acqua e una corrente d’aria gelida. Si tratta di un traversobanco, cioè una galleria scavata per penetrare nella montagna e intercettare il filone aurifero. Dopo circa 100 metri, i resti dello stipite di una porta anticipano un punto in cui si aprono sei vie. Due gallerie si diramano a destra e due a sinistra, a breve distanza l’una dall’altra, mentre altre due proseguono diritte. Una conduce a un ambiente che doveva probabilmente servire da deposito per gli attrezzi; l’altra continua più a lungo e raggiunge una grande sala. Qui si trovano ancora un banco in legno e i resti di alcune attrezzature, ma l’elemento più sorprendente è un’enorme struttura rettangolare in legno, di circa 4 × 6 metri, realizzata a livello del pavimento. Su un lato corrono alcune tubature; da uno sportello laterale si intravede una scala e, al centro della struttura, si apre un vano in corrispondenza dei resti di un argano fissato al soffitto.


Matteo e Marco avevano già ispezionato la miniera e sapevamo quindi che sotto quella struttura si apriva un pozzo. Per questo avevamo portato con noi l’attrezzatura necessaria alla discesa. Dopo aver predisposto la corda per raggiungere in sicurezza il vano di accesso, mi bastò affacciarmi per capire quanto fosse eccezionale questo luogo. Non conoscevo ancora la profondità effettiva del pozzo e, guardando verso il basso, non se ne vedeva il fondo. Ciò che impressionava maggiormente era però la presenza, lungo tutta la verticale, di scale alternate a soppalchi in legno: una struttura che, personalmente, non avevo mai visto altrove. Il suo stato di conservazione rende la Miniera Mee un raro esempio di maestria artigianale applicata al lavoro minerario. Non credo siano rimaste molte strutture analoghe, né in Italia né altrove. Durante quella prima visita non riuscimmo a completare la discesa perché le corde che avevamo con noi non erano abbastanza lunghe. In seguito abbiamo potuto accertare che il pozzo raggiunge i 90 metri di profondità ed è attrezzato, lungo tutta la verticale, con scalette in ferro e soppalchi.


Le scalette in ferro sono ancora in condizioni relativamente buone, mentre alcune impalcature in legno sono ormai prossime al cedimento. Intorno ai 45 metri di profondità diversi soppalchi sono collassati, trascinando le scale sui pianerottoli inferiori e lasciandone alcune in posizione molto precaria. Negli ultimi 15-20 metri sono ancora presenti assi che coprono completamente il vano delle scale. Oggi ne vediamo solo ciò che resta, ma in origine questo vano era interamente chiuso, anche per garantire maggiore sicurezza ai minatori che lo percorrevano. A 90 metri di profondità si incontra un basamento coperto dai legni precipitati dall’alto. Potrebbe trattarsi a sua volta di un soppalco, perché sul lato una piccola porta riporta nel vano delle scale, che sembra proseguire ancora verso il basso. A circa -60 metri il pozzo intercetta una galleria orizzontale, dalla quale si diramano altri scavi sia a destra sia a sinistra. Procedendo al suo interno, sulla sinistra arriva una notevole quantità d’acqua, che abbiamo poi scoperto provenire dalla zona di una bellissima tramoggia. L’acqua percorre la galleria, viene in parte convogliata in un tubo e infine precipita a cascata nel grande pozzo da cui siamo scesi. Da questo livello in poi, quindi, la discesa diventa molto bagnata. Intorno ai -75 metri si incontrano altre due brevi gallerie, una a destra e una a sinistra, che terminano quasi subito sul fronte di scavo. Sul fondo del pozzo, infine, la quantità d’acqua è tale da rendere praticamente impossibile lavorare.
La funzione di questo grande pozzo si comprende osservando l’organizzazione dell’intero complesso. La verticale collega, infatti, la Miniera Mee con una miniera sottostante: la Miniera Molini, chiamata anche Fajot, termine che nel dialetto ossolano significa “miniera dei faggi”. La Molini-Fajot costituisce a tutti gli effetti un ribasso della Mee. Si trova in località Molini, dove un tempo esisteva un importante insediamento minerario composto da edifici e caseggiati. Oggi gran parte delle strutture versa in forte stato di abbandono, mentre alcuni fabbricati vengono ancora utilizzati dai contadini come stalle per le mucche durante il periodo estivo.
Un aspetto particolarmente interessante di questo insediamento è che, nonostante la quota di circa 1450 metri, i minatori vi lavoravano durante tutto l’anno, anche in inverno, quando la neve era molto più abbondante di oggi. Entrando dalla Miniera Fajot, posta a circa 1465 metri, potevano raggiungere i luoghi di scavo senza esporsi alle condizioni meteorologiche esterne, superando circa 160 metri di dislivello interamente al coperto. Anche il materiale estratto veniva infine trasportato verso il basso e fatto uscire dalla Fajot.
Tornando alla galleria che interseca il grande pozzo a -60 metri, è molto probabile che in passato esistesse anche qui una zona di sosta dotata di soppalco. Da questo punto dovevano essere caricati e calati i materiali provenienti dalle tramogge presenti nelle gallerie circostanti.
Osservare questi ambienti permette di comprendere quanto fosse intenso e complesso il lavoro dei minatori. Il loro compito non consisteva soltanto nello scavare: per avanzare in profondità e lavorare in sicurezza dovevano anche movimentare, trasportare e sostenere grandi quantità di materiale. Per questo erano spesso anche abilissimi falegnami. All’interno della miniera se ne trovano numerose testimonianze: tramogge, fornelli, gallerie rinforzate con travi e impressionanti accumuli di materiale inerte e sterile sistemato sopra la testa, sostenuto da tronchi incrociati. Alcune soluzioni di carpenteria sono particolarmente ingegnose, perché le stesse strutture utilizzate come sostegno fungono anche da scale.


Finora mi sono soffermato soprattutto sul grande “pozzone” e sulle gallerie poste a -60 metri, ma la Miniera Mee nasconde molto altro. Al di sopra di questi livelli esistono infatti altre gallerie, alcune delle quali non sono ancora state esplorate a causa della pericolosità degli accessi, oggi molto deteriorati. In una delle due gallerie di sinistra, entrando dall’ingresso principale, si trova un altro pozzo. A differenza del P.90, che scende quasi perfettamente in verticale, questo segue il filone con un’inclinazione di circa 60-70 gradi. Lo abbiamo percorso fino a raggiungere un primo livello, dal quale partono gallerie sia a destra sia a sinistra. Il pozzo continua verso livelli inferiori, ma la presenza di molto materiale instabile rende la prosecuzione rischiosa. È probabile che, più in profondità, questo sistema si colleghi con la galleria già descritta a -60 metri. Su questo livello si conservano inoltre alcuni nomi incisi o scritti sulle pareti: una piccola testimonianza lasciata dai minatori che vi lavorarono.

Nella galleria opposta, invece, l’elemento più curioso è la presenza di vegetazione nonostante la totale assenza di luce. Dai travi si sviluppa una fitta e rigogliosa ramificazione. Non sappiamo di che cosa si tratti, ma potrebbe essere un fenomeno interessante da sottoporre all’attenzione di botanici o altri esperti.


Circa 60 metri più in alto rispetto alla Miniera Mee si apre l’ingresso della Miniera Me, molto più antica e risalente alla fine dell’Ottocento. Anche queste due miniere sono collegate. Abbiamo verificato il collegamento scendendo con la corda lungo un pozzo-camino con scale, simile a quello mostrato in foto, fino a ritrovarci nella Mee in corrispondenza di una risorgenza attiva, dove l’acqua sgorga direttamente dalla roccia. Per raggiungere invece questo punto dalla Miniera Mee bisogna imboccare la prima galleria a destra lungo il tratto d’ingresso. Qui si incontra dapprima una pozza poco profonda e, poco oltre, una seconda pozza molto più profonda, caratterizzata da acqua limpida e suggestiva, che abbiamo chiamato “Blue Hole”. Una stretta cengia permette di aggirarla. Più avanti si procede a lungo nel fango, seguendo l’acqua che alimenta il Blue Hole. Dopo una curva e una controcurva ben marcate, la galleria intercetta due pozzi discendenti, una tramoggia, il camino di collegamento con la Miniera Me e infine lo zampillo d’acqua che esce dalla roccia con un getto simile a quello di un rubinetto.


Un altro dettaglio sorprendente si incontra nella seconda galleria sulla sinistra, quella in cui si trovano il pozzo inclinato e le scritte lasciate dai minatori. Proseguendo si arriva a una zona franata; superando il cono detritico, prima risalendolo e poi ridiscendendolo, la galleria riprende e continua quasi rettilinea per circa 700-750 metri. Lungo questo tratto si aprono, sulla sinistra, diverse diramazioni con scavi che salgono seguendo il filone. Più avanti si raggiunge un bivio a forma di Y: il ramo di destra prosegue allagato fino al fronte di scavo, mentre quello di sinistra è attraversato da una corrente d’aria molto forte e ben percepibile. La galleria di sinistra, accanto a quella allagata, è stata percorsa fino al punto in cui inizia a svilupparsi in verticale. Qui la sezione della galleria era stata divisa in due mediante strutture di legno: un lato era riservato alle scale di servizio, l’altro alla movimentazione del materiale aurifero. L’acqua, ha fatto marcire nel tempo il legname e le scale. Per questo il tratto che con ogni probabilità conduce all’ingresso del Mottone non è stato percorso, a causa della sua elevata pericolosità.


Proprio questa corrente d’aria è un indizio importante che conferma il collegamento della Miniera Mee con un accesso posto più in alto, nell’area delle miniere del Mottone. L’intero complesso minerario si svilupperebbe quindi su circa 400-450 metri di dislivello, percorribili quasi interamente in galleria: un’estensione davvero notevole.
Nelle cavità naturali (grotte) scavate dall’acqua, la circolazione dell’aria dipende dalle differenze di quota tra gli ingressi, dalle temperature e dalla pressione atmosferica, e l’aria può cambiare direzione con le stagioni. I minatori hanno sfruttato questo fenomeno naturale per favorire il ricambio d’aria nelle gallerie; i cosiddetti pozzi di aerazione servivano proprio a questo. In estate l’aria può muoversi in una direzione e in inverno in quella opposta, mentre nelle stagioni intermedie possono verificarsi fasi neutre o inversioni anche tra il giorno e la notte. Le nostre esplorazioni della Miniera Mee si sono svolte in estate. In quel periodo, all’ingresso fuoriesce aria fredda proveniente dalle miniere Me e Mottone. Questo flusso si mantiene fino alle prime gallerie di destra e di sinistra, corrispondenti al primo filone aurifero scavato verso l’alto. In corrispondenza delle seconde gallerie laterali, legate al secondo filone aurifero, la situazione cambia: l’aria viene richiamata dal grande pozzo principale e dal pozzo inclinato e convogliata verso il basso, in direzione della Miniera Molini-Fajot.

Open Day Speleologia 2026

Domenica 13 Settembre 2026 si svolgerà un Open Day di Speleologia, questo evento permetterà ai “neofiti” di provare ad effettuare un escursione in una grotta non turistica, proprio come dei veri speleologi. Per partecipare è necessaria la prenotazione o la partecipazione alla serata di Giovedì 10 Settembre 2026, che si terrà presso la nostra sede CAI di Gallarate in Via Olona 1 alle ore 21,15. Durante la serata verranno fornite tutte le informazioni necessarie, ci si potrà iscrivere all’Open Day e verrà anche presentato il prossimo Corso di Introduzione alla Speleologia.

SCARICA IL MODULO PER PARTECIPARE ALL’OPEN DAY  2026

Corso di speleologia 2026

Corso speleologia 2026

Dal 19 Settembre al 29 Ottobre 2026 avrà luogo il prossimo Corso di Introduzione alla Speleologia.

Giovedi 10 Settembre 2026 si terrà una serata di presentazione durante la quale verranno fornite maggiori informazioni riguardo al mondo della speleologia e al Corso di Introduzione alla Speleologia, che inizierà a partire dalla settimana seguente.

Domenica 13 Settembre 2026 verrà svolta una giornata di Open Day, questa vi permetterà di provare ad effettuare un escursione in una grotta non turistica, proprio come dei veri speleologi.

Il corso vero e proprio avrà inizio Giovedì 17 Settembre 2026 consisterà in una serie di lezioni teoriche ed esercitazioni pratiche che hanno lo scopo di fornire conoscenze di base riguardanti gli ambienti ipogei e all’apprendimento delle tecniche necessarie per muoversi in sicurezza al loro interno.

Qui a seguito la locandina del corso con tutte le info organizzative.

Scarica la scheda di iscrizione al corso speleo 2026 PDF

 

Corso di introduzione al torrentismo 2026

Nella  serata di Giovedi 02 Luglio si è concluso il 13° Corso di Introduzione al Torrentismo.

Il prossimo corso verrà organizzato verosimilmente ricalcando le stesse date nel prossimo 2027.  Se siete interessati, o avete informazioni da chiederci, non esitate a contattarci.

 

Scarica il Volantino del Corso Torrentismo 2026

 

 

I FOSSILI DI CAMPO DEI FIORI

Campo dei Fiori a Varese è noto per le testimonianze di ritrovamenti fossili nelle rocce che la compongono. Gli speleologi che si addentrano nelle cavità presenti è come se entrassero in una macchina del tempo: l’erosione dell’acqua, abbinata agli spostamenti tettonici attraversano gli strati di roccia che si sono formati sotto i livelli del mare e che ora restituiscono testimonianze di un passato lontano. La grotta di Via Colvento è una delle tante grotte presenti sul massiccio di Campo dei Fiori che ci ha regalato più reperti.

Prossimo all’ingresso, questo scatto, raffigurante il passato ed il presente, è un bellissimo Bivalve diventato il simbolo di Via Colvento.

Questa Ammonite pur apparentemente ben conservata, se la si osserva da vicino, si  intravvede quel che una volta era il contorno di una parte mancante.

Quest’altra Ammonite, invece, l’abbiamo trovata rotta ma il pezzo mancante è ancora li a terra.

    

Non mancano poi i Gasteropodi, questo in particolare nella foto qui sopra è di notevoli dimensioni.

     

Altro Gasteropode, mentre nella foto a fianco un Pecten.

    

I Coralli fossili….

   

…e i Crinoidi.

Nel 2019 durante l’esplorazione di alcune zone che riteniamo essere prossime a un possibile collegamento con la vicina grotta del Frassino, abbiamo rinvenuto qualcosa di molto interessante. Contrariamente a tutti gli altri fossili che sono incastonati nella roccia, quest’ultimo reperto sembra essere un sedimento cementato nella roccia. Il reperto è stato rinvenuto a terra e all’apparenza sembrava un banale sasso. Essendo di piccole dimensioni però potrebbe essere rotolato o essere stato trasportato lì dall’acqua.

Quel che balza all’occhio è che quel frammento non è una conchiglia ma un osso.

Se si osservano attentamente le due foto, c’è anche di più! Si possono anche vedere dei denti e quel che ci chiediamo è: di cosa ? Attualmente non abbiamo ancora una risposta.

Nel 2025 un ulteriore ritrovamento…

Anche questo fossile, non sembra per nulla essere una conchiglia. Fatta visionare la foto ad alcuni paleontologi dell’Insubria, attribuiscono questo frammento ad un possibile resto di Aetosauria. L’Aetosauria era un rettile vissuto ed estintosi nel triassico. L’antenato dell’attuale coccodrillo. Non è che anche il precedente sasso con ossa e denti potrebbe essere attribuito a qualcosa di simile?

 

 

 

Funghi in grotta 2025 – Grotta Nuovi Orizzonti

La vita in profondità non ha confini

Ci troviamo nella Grotta Nuovi Orizzonti (situata nel Parco Regionale Campo dei Fiori a Varese) a circa 100 metri di profondità, all’interno di quella che è chiamata Sala della Polvere Lunare. Questa Sala è caratterizzata dal fatto che in occasione di abbondanti piogge si riempie completamente d’acqua. Infatti sul soffitto si possono notare pezzi di legno, foglie, ricci di castagne e purtroppo anche parecchi residui di plastica. In pratica la grotta filtra naturalmente l’acqua che la attraversa, la stessa acqua che defluendo più a valle finisce nelle risorgenze da cui la attingiamo per alimentare la rete idrica. Nel terreno di questa sala si trovano quindi parecchie sostanze organiche che permettono la crescita di questa specie di funghi.

Nascono

Crescono

Sono funghi saprofiti che si nutrono di sostanze in decomposizione, favorendone la disgregazione. La cosa curiosa è che sono in grado di compiere il loro ciclo vitale in totale assenza di luce, questi infatti non effettuano la fotosintesi. Si dovrebbe trattare sicuramente di funghi della famiglia Coprinaceae, a cui appartengono circa una cinquantina di specie (lasciamo ai più esperti il compito di individuare la specie esatta).


Muoiono

Foto di Gianni Negri e Marco Venegoni

Scoperto un nuovo tratto di grotta nell’abisso Schiaparelli

Domenica 11 Giugno, abbiamo effettuato delle nuove importanti scoperte presso l’Abisso G.V. Schiaparelli e più precisamente risalendo il ramo del Pozzo Biforo situato a circa ad un terzo di grotta.

E’ da fine anno 2022 che ci stiamo lavorando. La frana denominata “Vento perso” che occludeva la galleria al ns. passaggio, è stata oltrepassata portando alla luce una nuova sala che abbiamo chiamato “Bauscia”.

Da questa sala parte uno strettissimo meandro attivo dove alla ns. progressione ci si “puccia” e striscia in acqua (meandro Vento Ritrovato) il cui avanzamento è stato molto impegnativo e lungo fino ad un mesetto fa dove abbiamo raggiunto una saletta concrezionatissima.

Da questa sala, si vedeva la grotta proseguire ma le bellissime concrezioni ostruivano il passaggio. Domenica con un operazione da certosini, siamo riusciti ad effettuare uno scavo a pavimento a tutela concrezioni senza distruggerne alcuna. Altre strettoie e passaggi angusti in acqua ci hanno condotto nella nuova Sala “Fantascienza”. E’ qualcosa di veramente fuori dal comune. Sopra di essa,  abbiamo rinvenuto una ulteriore Sala molto più ampia e con un gran nero a tetto che promette altre possibili prosecuzioni.

Seguita però l’acqua che proveniva da un pertugio a fianco, ci immetteva in un’altra saletta dove a tetto vi è una cascata e la possibile prosecuzione.

In questa saletta abbiamo al momento arrestato la nostra prosecuzione.

Festeggiamenti per i 40 anni del gruppo

NEL 2023 ABBIAMO FESTEGGIATO 40 ANNI

Quando si racconta una storia, si è soliti partire da quel che si è fatto, le imprese e i traguardi raggiunti, ma in questo racconto vorrei partire da altro. Vorrei partire narrando la storia delle persone che lo formano.

Attualmente siamo il gruppo lombardo con più titolati nel suo organico. I nostri punti di forza? Lo spirito d’amicizia e il rispetto reciproco.

Il nostro gruppo nasce nell’ormai lontano 1983 da un’idea di Paolo Amedeo, Enza Aldrighetti e Roberto Piatti chiamato “il Press” (Presidente). Ma è stato soprattutto grazie alla determinazione, il lavoro e la passione del Press che, anno dopo anno, il Gruppo Grotte Gallarate è diventato quello che oggi può vantare di essere: un gruppo coeso, composto da numerose persone appassionate e competenti, una grande famiglia riunita attorno alla passione per la libertà.

L’ossatura del gruppo arriva poco dopo con Marco Venegoni, Antonio Moroni e Riccardo Sainaghi: gli “storici” e attuali pilastri del Gruppo. Divenuti Istruttori, hanno insegnato e formato didatticamente le nuove leve. Dal lontano 1983 ad oggi, dicembre 2023, sono 35 i corsi di introduzione da loro svolti. Riccardo, nel mentre, è divenuto Istruttore Nazionale di Speleologia e, in seguito Istruttore di torrentismo iniziando il Gruppo a questa nuova esperienza. Antonio è divenuto presidente della nostra sezione CAI per 2 mandati e ne è attualmente il Vice. Marco, invece, è stato motore e principale trascinatore di gran parte delle iniziative svolte negli anni dal gruppo.

Tante sono poi le persone che hanno dato molto al gruppo lasciando in esso un segno indelebile ma che poi, per motivi di famiglia, lavoro ed altro si sono persi: Pisoni Piero grande amico ed esperto di minerali, che ha introdotto il gruppo nel mondo delle cavità artificiali ed ha anche dato inizio al torrentismo.

Fanchini Gabriele, “Il Lele”, diventato istruttore sezionale di Speleologia e Torrentismo.

Faccio Andrea, Sozzi Samuele ed Alice Crespi anch’essi divenuti istruttori Sezionali ma che poi per un trasferimento legato al lavoro hanno dovuto salutarci. Tutte persone che hanno in qualche modo lasciato una traccia.

Sono altrettanto numerose le persone che, entrate nel gruppo, lo hanno cambiato e continuano ad essere un motore propositivo, dinamico e fondamentale come: Grassili Serena che ormai, oggi, può essere intesa come uno dei pilastri del Gruppo che, cresciuta e diventata Istruttrice di torrentismo è stata capace di creare, insieme alla sorella Grassilli Elisa e al marito, Casara Giampaolo, un vero e proprio Gruppo che collabora e si muove in parallelo al gruppo speleo.

Per quanto riguarda l’aspetto più Speleologico, non possiamo non parlare di Mazzucchelli Cristian e Tamolli Elena fondatori del “sottogruppo” UNEX PROJECT, gruppo di ricerca interessato e specializzato nelle cavità artificiali.

Palazzolo Luca che rappresenta la “nuova leva”. Attualmente istruttore sezionale e componente del Soccorso Alpino Speleologico ma ci aspettiamo il suo passaggio ad istruttore. Nonostante l’atteso passaggio non è ancora ufficiale, le competenze possedute in ambito fisico hanno permesso a Luca, già nel 2016 di tenere, come docente, il Corso Nazionale Tecniche di Analisi geofisiche e chimiche.

Ci sono poi i sezionali Nardin Luca, Martinelli Andrea, Ulivi Marco, Brignoli Eleonora, tutti validi membri che stanno contribuendo alla crescita del gruppo come la neo Geologa Gelmo Elisabetta che ha effettuato la sua tesi di laurea sullo studio sedimentologico e geochimico di speleotemi e acque meteoriche nelle nostre grotte del Varesotto.

La storia del nostro gruppo è fatta da nomi che han raggiunto titoli e ruoli importanti come da nomi che, nonostante non abbiamo ricevuto alcun riconoscimento, son stati e, in tanti casi, sono tutt’ora, amici preziosi, o compagni di vita.  Non possiamo, in questo senso, non ricordare Pellizzaro Daniele, Scapin Danilo, Alex Briatico, Oliva Renato e Giulio, Miglierina Luca solo per citarne alcuni.

La storia del nostro gruppo è fatta dall’insieme delle nostre storie personali. È fatto dai nostri incontri al CAI e in vacanza. È fatto di tutte le mangiate assieme, dei momenti che ricorderemo e di quelli che dimenticheremo ma che rimarranno, sempre, nella storia di questo gruppo.

Un Gruppo che ha la sua forza nella sua unione e coesione e, fino a che riuscirà a mantenersi attivo e giovanile, sarà sempre una fonte di sostegno, una famiglia.

Cogliendo l’occasione del 40esimo anniversario, ringrazio tutti i nomi citati e non che in questi anni hanno dato forma alla nostra famiglia.

Open Day Speleologia 2024

Open Day Speleologia 2024

Open Day Speleologia 2024

Domenica 15 Settembre 2024 si svolgerà un Open Day di Speleologia, questo evento permetterà ai “neofiti” di provare ad effettuare un escursione in una grotta non turistica, proprio come dei veri speleologi. Per partecipare è necessaria la prenotazione o la partecipazione alla serata di Giovedì 12 Settembre 2024, che si terrà presso la nostra sede CAI di Gallarate in Via Olona 1. Durante la serata verranno fornite tutte le informazioni necessarie, ci si potrà iscrivere all’Open Day e verrà anche presentato il prossimo Corso di Introduzione alla Speleologia.

Scarica il modulo di iscrizione all’Open Day di Speleologia 2024

Studio sedimentologico e geochimico di speleotemi e acque meteoriche delle cavità carsiche

TESI DI LAUREA di ELISABETTA GELMO

Studio sedimentologico e geochimico di speleotemi e acque meteoriche delle
cavità carsiche del Parco Regionale del Campo dei Fiori (Varese) – S
tudio sulle Stalattiti e Stalagmiti

Lo sviluppo della Tesi è stato reso possibile grazie ai permessi forniti dal Parco Naturale regionale del Campo dei Fiori, al sostegno fornito dal Gruppo Grotte CAI di Gallarate durante il periodo dei prelievi e dalla relatrice Giovanna Della Porta che ha seguito le analisi e la stesura della Tesi di Laurea.

Studio Geochimico di speleotemi Parte A

Studio Geochimico di speleotemi Parte B

Studio Geochimico di speleotemi Parte C

Studio Geochimico di speleotemi Parte D